[3/3] Albicocco: redditi interessanti – Prezzi e redditività

Dopo aver affrontato le voci di costo di impianto e di costo di produzione ecco il terzo ed ultimo contributo nell’analisi della reddività dell’albicocco: prezzi, cultivar e produzione.

I prezzi medi alla produzione delle albicocche per il consumo fresco sono decisamente variabili a seconda dell’annata e dell’epoca di maturazione, come peraltro per la maggior parte delle specie frutticole a forte connotazione stagionale, ma ancora di più in funzione della cultivar, distinguendosi infatti livelli molto differenziati secondo l’apprezzamento di mercato. Le varietà di recente introduzione, più colorate e di elevate qualità organolettiche, spuntano in genere le maggiori quotazioni, mentre le cultivar più datate, caratterizzate solitamente da una colorazione meno attraente e, talvolta, da una qualità inferiore, si fermano su livelli anche marcatamente inferiori. Non va dimenticato che la definizione del prezzo è influenzata anche dalla distribuzione percentuale tra produzione destinabile al consumo fresco e produzione destinata all’industria, con una tendenza sempre più orientata verso il consumo fresco, sebbene anche le quotazioni riconosciute al prodotto industriale siano risultate, in talune annate, apprezzabili.

Prezzo medio alla produzionegrafico 5
Come rilevabile dal grafico 5, il prezzo medio alla produzione negli ultimi cinque anni è oscillato da 0,64 a 1,23 euro/kg, evidenziando un elevato grado di correlazione con il livello di offerta  interna che non sorprende, considerando che la produzione è destinata al consumo interno per il 90% circa.

Cultivar più apprezzate
Le cultivar più apprezzate o collocate agli estremi del calendario di commercializzazione sono quelle che spuntano i prezzi più interessanti, con punte sovente superiori a 1 euro/kg, come nel caso di Aurora e Faralia/Farbaly. Numerose varietà, al contrario, si collocano su livelli sensibilmente più bassi, ma comunque interessanti, al confronto con i costi medi di produzione.

Fondamentale un buon risultato produttivo
Il quadro che si ricava dalla lettura dei dati economici appare accettabile per l’albicocco, almeno per le varietà più richieste dal mercato, e tale da attribuire un giudizio comunque positivo rispetto alla maggior parte delle principali specie da frutto del nostro Paese, da tempo in grave difficoltà dal punto di vista economico. I costi medi di produzione, tuttavia, si presentano mediamente elevati, soprattutto per le forme di impianto più elaborate e ad alta densità e, di conseguenza, per il raggiungimento di una soddisfacente performance economica è indispensabile un buon risultato produttivo.
Per ottenere tale risultato è necessario, oltre a un’attenta valutazione della vocazionalità degli areali, un’elevata professionalità delle imprese, che devono essere in grado di raggiungere un adeguato livello non solo quantitativo, ma anche qualitativo. In virtù della già citata crisi generale del comparto frutticolo, l’attenzione degli operatori nei confronti di questa specie appare crescente, non solamente in Italia, ma anche in tutti i Paesi produttori europei, con un conseguente innalzamento dell’offerta e della pressione competitiva. Determinante sarà soprattutto la  capacità di difendere le quote di mercato interne e di incrementare i consumi, cogliendo, in particolare, le opportunità offerte dall’allargamento del calendario di maturazione. Non va certamente tralasciata l’occasione di reperire nuovi mercati esteri, pur non dimenticando i limiti di serbevolezza delle albicocche che vincolano le distanze percorribili, nonché l’accentuata pressione  competitiva da parte degli altri Paesi mediterranei. In tutti i casi, per il futuro è auspicabile che si eviti il rischio di eccessiva «massificazione» dell’offerta, i cui effetti su altre specie sono ben noti.

Nei precedenti post abbiamo analizzato i costi di impianto e i costi di produzione.

 

Estratto da:
Albicocco: interessanti redditi, ma attenzione al futuro
di: A. Palmieri
L’Informatore Agrario, n° 21/2016 pag. 41